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Roma – Day 7

Reading time: 7 Minutes

(Foto e video gallery su https://www.facebook.com/charlie.curtis88/)

Meno rilassata di ieri ma abbastanza tranquilla come giornata. Posso tirarmi su con calma, farmi una doccia, scrivere un po’ e uscire verso le 12-12:30.

La conferenza stampa comincia alle 13, ma ormai ho imparato che per le info succose bisogna chiedere agli accreditati stampa.
Apprendo così che la conferenza con Tim Burton è rimandata alle 15:10 e prima c’è tutta una serie di altra gente, che però mi devo beccare lo stesso perché, apparentemente, una volta iniziato non fanno più entrare…
Scoprirò essere una mussa clamorosa, ma vbb tanto non avevo di meglio da fare. Anzi ho l’occasione di ascoltare delle conferenze interessanti:

  • la prima vede Sergio Rubini e cast sul suo film “I fratelli De Filippo”. Ammetto la mia ignoranza nel non sapere assolutamente chi siano, ma adoro ascoltare la voce di Rubini.
  • alla seconda c’è Pif col suo distopico “E noi come stronzi rimanemmo a guardare”, accompagnato da Fabio De Luigi che ne è protagonista.
    Devo dire che un po’ mi ha incuriosito, non ho mai visto nulla di Pif ma so che è sempre piuttosto incisivo e il distopico è uno stile che in Italia non si vede molto spesso.
  • alla terza, Edoardo Leo col documentario “Luigi Proietti, in arte Gigi”. 3 anni di lavoro al fianco anche della figlia di Gigi, Carlotta, e un solo grandissimo dispiacere: quella sedia in prma fila del protagonista, che all’anteprima, resterà vuota.
  • alla quarta c’è un caro vecchietto, 96 anni, fotografo con un regista americano. Non ho idea di cosa presentino, però era tenerello.

C’è poco da dire, 3 quarti della sala sta lì per Tim Burton, messo ovviamente in coda per far fare bella figura a quelli prima. Ma è difficile non vedere tutti quei giovani giornalisti (e non) con magliette di Nightmare Before Christmas o materiale Burtoniano vario pronto per essere autografato.

E finalmente, Burton arriva… Occhiale spesso, capello ricciolino e brizzolato, magrolino e non più di primo pelo, mi fa sentire un sacco vecchia pure a me, che lo ricordo un po’ più giovine e paffutello.
Risponde a domande sui suoi personaggi, su quanto siano sempre almeno un minimo autobiografici, specialmente i suoi preferiti Edward Mani di Forbice ed Ed Wood.
Parla della serie “Wednesday”, spin off de “La famiglia Addams”, a cui sta lavorando come regista e produttore esecutivo per Netflix. Parla anche di quanto ancora adesso soffra l’ansia del pubblico ma non del giudizio e nemmeno del fallimento, consigliando anche agli aspiranti sceneggiatori di non avere paura ma anzi di mettere passione sempre e comunque in ciò che vogliono fare.

Nel mentre che ascolto, tengo d’occhio i segnali e i movimenti delle hostess. Sono sul lato destro della platea, e dal mio posto in corridoio sono pronta allo scatto!
La locandina di Edward Mani di Forbice presa ieri a Cinecittà non arriverà a casa senza il suo autografo, stavolta sono pronta… Appena la presentatrice inizia la frase di commiato, balzo in avanti e comunque non arrivo per prima, ma la mia altezza gioca a mio favore e il mio poster viene gloriosamente autografato.
L’odore di pennarello indelebile profuma di vittoria mentre con aria tronfia torno a recuperare i miei averi ed esco dalla sala.

Ho un po’ di tempo da perdere prima dell’Incontro, sempre con Tim Burton, delle 17. Mi aggiro guardinga per il village, semino qualche biglietto da visita sui tavolini dei vari ambienti e bar, tipo easter eggs, mi nutro del solito tramezzino-che-almeno-sto-leggera e passeggio tra la folla.
Becco Claudia Gerini che rilascia un’intervista lì in mezzo a noi gente comune e noto che nel suo entourage c’è una faccia che so per certo di aver già visto: è Marco Bonini, l’anatomista di Smetto quando voglio 2 e 3, che oltre a recitare è anche scrittore e sceneggiatore.
Forte della mia vittoria al toto-autografi, con sicurezza mi vado a presentare e gli lascio il mio biglietto da visita.
Oggi mi sento figa (dentro…)

Rientro in sala, galleria lato destro in un posto che cristiddio-meno-male-che-non-devo-vedere-un-film perché sono completamente di traverso alla dx del palco. Mi scuso pure per la qualità delle foto che è abbastanza una merda e peccato pure per le clip che si vedono un po’ a cazzo di cane.
Come per Tarantino, anche a Tim verrà consegnato un premio alla carriera, anche se ancora non si sa da chi, e come la scorsa volta, anche questo incontro inizia con un bel reel di immagini dai suoi film, accompagnato da scrosci di applausi che si trasformano in standing ovation quando Tim Burton fa il suo ingresso sul palco.
La prima clip è una fusione tra pellicole di Mario Bava e il Batman di Burton, ad omaggiare la stima che questi ha sempre avuto per il regista horror italiano.
La prima domanda invece è sul primo film visto, Burton risponde “Giasone e gli argonauti”, una roba in stop motion con scheletri danzanti… Direi che non ha influito niente sulla sua carriera, no zero che proprio.
Gli viene poi chiesto di elaborare l’importanza del rapporto col reparto scenografico, elemento iconico dei suoi film, e questa domanda porta con sé una rivelazione: in sala sono presenti i premi oscar Dante Ferretti (scenografo), Francesca Lo Schiavo (scenografa) e Gabriella Pescucci (costumista).
(Indovina chi consegnerà il premio?) Però devo dire che è figo avere anche questi talenti in sala.
Con la clip di “Edward – Mani di forbice”, si ritorna alla comparazione tra personaggio e autore, in cui Burton parlando di questo povero ragazzo che non può amare senza ferire, vede la sua gioventù.

In generale, mi pare di carpire una certa nostalgia in Tim, al di là di un dissenso piuttosto palese nei confronti del carrozzone Disney (vedi l’ultimo Dumbo). Secondo me gli manca proprio fare i SUOI film…
Passa anche una clip del mio adorato “Sweeney Todd”, che dà il la per raccontare della “prova Sondheim” per cui Burton era così tanto in ansia, ma che poi in realtà superò a pieni voti.
Finiscono le clip e le domande, il premio viene consegnato ed eccoci liberi tutti.

Sarà la mia ultima sera a Roma e sono da sola senza un belino da fare. Così prendo la decisione più razionale che ogni persona al mio posto avrebbe preso: bevo!
Un bel London Mule a stomaco vuoto è l’ideale, così mi siedo lì al Village col mio drink e le mie sigarette e scambio due parole con tutti quelli che passano, della serie veramente-cazzo-menne.
A una certa però, al mio tavolo si siede una coppia di 30enni. Sono di Ascoli, lei fotografa e grafica e lui vigile del fuoco. Sono un sacco gioviali e simpatici, così restiamo a parlare un sacco a quel tavolino, dell’evento appena concluso, di cinema e di mondo in generale.
A quel punto si decide per un altro giro e forse è ora che ci presentiamo…
Lei è Francesca ed è fantastica, ha lo sguardo sognante e temerario di chi ha viaggiato e nonostante tutto ha ancora fiducia nel genere umano, lui invece è Marco, simile a lei ma con questa personalità un po’ più nerd di chi resta affascinato da qualsiasi cosa accada intorno a sé.
Sono circa le 21 e anche finisse qua la serata gli sarei davvero grata per questa interessantissima conversazione.
Ma loro rilanciano e decidono di adottarmi ufficialmente, si va a cena da Vittorio in Trastevere!
A cena continuiamo a conoscerci, degustando carbonare, caci e pepe e trionfi di tiramisù a tutti i gusti più 1.
Rimango ancora più colpita da questa loro generosità e apertura, ma penso anche che è proprio ciò che mi aspettavo da questo viaggio: conoscere persone nuove e interessanti con cui andare così, per Roma al grido di “Ya, all’avventura!”
La verità è che sono troppo abituata a noi Liguri musoni. -_-
A fine cena ci raggiunge il fratello piccolo (27) di Francesca, Dante (ma non quello!).
Riconosco la somiglianza nell’accettare subito il nuovo e l’ignoto, in più Dante è un fuoco d’artificio, non sta un attimo fermo e in 5 minuti ci guida a Campo dei Fiori.

Nel mentre non riesco quasi a credere alla quantità di gente che ci circonda e inonda le strade. Sono così presa dalla situazione che mi dimentico di scattare foto. Sarà l’aria di Roma o il fatto che sono circondata da dodicenni, ma mi torna in mente il narratore del film di Tre Metri Sopra il Cielo: “Ed era il mare più bello che avessi mai visto…”
In una zona non meglio precisata vicino a Campo dei fiori, finiamo in mezzo alla movida super giovane e il bicchiere della staffa lo prendiamo al Bar Perù, un posto che per quanto è infrattato mi ricorda “La Lepre” a Genova, dove sono stata un tot di volte e che cmq non ricordo mai come arrivarci.
Per l’una e mezza decido a malincuore di ritirarmi. Domani si torna a casa ma visto che con la tecnica, ormai brevettata, del “vediamo se si è liberato qualcosa” sono riuscita a trovare i biglietti per la matinée di Eternals e per la conferenza col cast, ho ritardato il treno di qualche ora, domani la sveglia è alle 8 e io devo ancora rifare la valigia!
Abbraccio tutti con la promessa di restare in contatto e salgo in taxi…
Mi spiace non avere foto ricordo di questa serata, mi passano un selfie mossissimo di Francesca e Dante, e per stavolta ce lo famo bastare… 😉

Grazie ragazzi, grazie Roma…
Buonanotte!