(Foto e video gallery su https://www.instagram.com/charlie_curtis/)
Oggi di nuovo mi dedico al turismo, e sarà che mi mancano un sacco le mie bestiole (tutte e 4 😅), ma è da ieri che ho voglia di andare al Bioparco. Che poi, chi mi conosce lo sa, io per gli animali sono come i bambini: li voglio vedere e toccare sempre! 😍😍😍
Ormai mi muovo mezza agile coi bus, la colazione la faccio camminando. È incredibile quanto sia difficile trovare l’Estathé a Roma, e quando lo trovi al bar costa 2 anticostituzionalitassimi euro, in bric. Quindi ne ho presa una riga in drogheria (3 x 2,10 €) e me li tengo nel frigo del B&B. La parola chiave è adattamento!
Arrivo al parco e inizio a guardare con gli occhi a cuoricino tutti gli animaletti e animaloni che ci sono: giraffe, tigri, foche, pinguini, leoni, lupi, scimmie… Ci stanno pure i licaoni. Gli spazi sono belli ampi e gli animali sembrano tenuti bene, gli unici che se la passano un po’ così e così sono i pavoni che girano liberi per il parco, occasionalmente inseguiti dai bambini. Voglio ovviamente adottare più o meno tutto ciò che vedo, tigri spanciate, foche che mi fanno le faccette, suricati che si rincorrono mordendosi le chiappette. Col green pass accedo anche al rettilario che ha dei begli esemplari ma più o meno tutta roba già vista, difficile battere il serpente a due teste visto a New Orleans.
Me la prendo molto con calma, mi godo il parco, lontana dal traffico e dal casino. A pranzo mi prendo il tempo per scrivere, coi pavoni che cercano riparo dai bambini e mi guardano con un’espressione del tipo “nascondimi ti prego, ti pago!”.
Finisco il giro, sono circa le 4 del pomeriggio. Saluto gli animaletti, decido di prendere un taxi e andare a visitare Trastevere. Becco il taxista della vita, un gentilissimo signore romano che è praticamente una guida mancata: man mano che il paesaggio scorre mi illustra tutto ciò d’interessante che ci circonda, l’ingresso al Vaticano, il lungo Tevere, il palazzo di giustizia, fino ad arrivare all’ingresso di Trastevere, dove le strade si stringono e diventa quasi del tutto pedonale. Ringrazio e scendo.
Qui c’è un sacco di vita e ammetto che la solitudine inizia a pesare un po’. Tutte le persone che conosco a Roma, che saranno 4 o 5, stanno impicciate, come si dice qui, e non sono ancora riuscita a beccarle. Mi avvalgo della compagnia della mia amica Sarà, via whatsapp, che essendo originaria di Roma mi guida e ci consoliamo nella reciproca malinconia, io per la solitudine, lei per non essere potuta venire a trovare mamma Roma.
Per l’aperitivo è ancora presto, ma io ho molteplici problemi da risolvere: pipì, sassolini negli stivali e il cellulare che sta morendo. Stronza io che ho lasciato a Rapallo il caricabatterie del power bank.
Becco un negozio a banco che fa riparazioni di telefoni, non hanno il cavo che serve a me ma il ragazzo mi propone di lasciare il telefono che me lo mette in carica, accetto di buon grado.
Ci metto circa due minuti per iniziare ad andare in paranoia, le penso tutte: ora chiudono baracca e burattini e addio telefono, se lo vendono, non m’han dato ricevuta né niente, ma sarò cretina-deficente?!?!?
Decido di non ascoltare la mia parte intollerante e paranoica, cerco un bar vicino e risolvo gli altri due problemi. Dopo una mezz’ora in cui senza telefono mi sento nuda, torno verso il negozio, perché la verità è che oltre a foto e comunicazioni mi serve pure per muovermi, sapere dove andare, lo sto usando pure per fare i biglietti del bus!
Mi sento subito in colpa x tutte le cose brutte che ho pensato, il ragazzo manco mi fa pagare nulla mi chiede giusto se gli faccio una recensione su Google, faccio subito anzi se vi capita di aver bisogno andate da PitPhone a Trastevere!
Navigo fino alla Scalea Tamburino, solo per fare una foto da mandare a mio marito che ascolta musicaccia e quindi anche Ketama e il resto della crew 126 che, appunto, usavano riunirsi sulla scala, che effettivamente mi fa riflettere, è il posto giusto per farsi le cannette perché il tempo che le guardie salgono o scendono fai in tempo a buttar via tutto. 🤣
Finalmente si è fatto orario aperitivo, metto in pratica i consigli ricevuti e vado da Freni e Frizioni, un grazioso locale con una selezione di cocktails studiati da loro, anche rivisitando robe già conosciute. Appena seduta mi portano acqua e un sacchetto di spiluzzichi con patatine, taralli e schiaccia. Dal menù a forma di mappa della metro, scelgo uno Shoreditch che è una sorta di twist sul Pornstar Martini. Il drink è ottimo e lo staff è super disponibile, pure qui mi fanno caricare ancora un po’ il telefono.
Per la cena mi affido ad altri consigli ricevuti e vado da Zi’Umberto, una piccola trattoria a pochi minuti a piedi. Viaggiando da sola non ho mai problema a trovare posto, se non altro, mi siedo dentro. L’atmosfera è tipica romana, camerieri istrionici e indaffarati, arredamento molto vintage con un sacco di memorabilia sui muri. Gnocco alla sorrentina e tiramisù sono la mia cena, mi pento un po’ di non aver optato per la tagliata ai porcini. Me la cavo coi canonici 20€, devo dire che non ho mai speso di più di così per mangiare qui a Roma, è anche vero che non bevendo vino o birra è più facile.
Siccome è presto mi girano i coglioni andar diretta in hotel. Col taxi torno in zona Parioli e vado a farmi un Moscow Mule al Metropolita… Eh niente mi sento un alcolizzata a bere da sola, oggi m’è presa un po’ male. Torno in hotel, scrivo e mi guardo Tootsie in Tv.
Domani ci metto più cazzimma, promesso!